ETICHETTATURA NUTRIZIONALE VOLONTARIA: panoramica

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Panoramica su alcune tipologie di etichettatura nutrizionale volontaria fronte pacco: l’etichetta a semaforo e Nutriscore

Dopo l’articolo relativo all’etichettatura nutrizionale di impronta italiana, Nutrinform Battery: firma del decreto e panoramica attuale, questa settimana ci concentriamo sulle altre due più famose tipologie, etichetta a semaforo e Nutriscore.

L’obiettivo di queste etichettature nutrizionali volontarie e aggiuntive fronte pacco è, senza dubbio, cercare di portare il consumatore a fare scelte sale e consapevoli con più facilità e immediatezza. Il motivo alla base di tutto è che negli anni la nostra dieta è peggiorata e aumentano i casi di malattie legate al cibo, non solo sovrappeso e obesità, ma anche problemi più subdoli, come diabete e malattie cardiache.

ETICHETTA A SEMAFORO

L’etichetta a semaforo è un sistema volontario di etichettatura introdotto qualche anno fa in Gran Bretagna, per l’esposizione di alcune informazioni sull’alimento quali:

  • Energia (Calories)
  • Contenuto di
    • grassi (g)
    • acidi grassi saturi (g)
    • zuccheri (g) 
    • sale (g)

Tali informazioni vanno inserite sul fronte del pack degli alimenti e, soprattutto, rappresentare graficamente il loro apporto grazie a una classificazione di colori di facile e immediata comprensione e attribuzione.

Le diverse colorazioni indicano se il contenuto di tali sostanze nell’alimento è basso (verde) medio (arancione) o alto (rosso), su 100g di prodotto.

Questa etichetta definita “a semaforo” è stata applicata per permettere al consumatore di fare scelte alimentari consapevoli.

Come idea generale, l’alimento nel quale la rappresentazione grafica è per la maggior parte o completamente verde, rappresenterebbe una scelta alimentare più salutare.

Un’etichetta a prevalenza di colore rosso apparterrebbe a un alimento da ridurre il più possibile.

Tuttavia, è necessario precisare che, spesso, tali valori sono indicati per quantità di prodotto che non rappresentano la porzione generalmente consumata.

Per fare un esempio pratico, nessuno consuma 100 g di olio extravergine d’oliva. L’etichetta a semaforo dell’olio EVO potrebbe far passare l’idea che il prodotto non sia salutare ma, anzi, da evitare. Il problema di valutazioni di questo tipo, basate sulla quantità di specifici e limitati nutrienti, estrapolati dal contesto di una dieta sana, può portare a mettere sullo stesso piano prodotti dalle qualità nutrizionali molto diverse.

Per fare un esempio opposto, una bibita sugar free, contenente edulcoranti e additivi, potrebbe sembrare salutare, in quanto effettivamente non contiene nessuno dei parametri valutati in questa tipologia di etichetta a semaforo.

Se l’obiettivo dell’inserimento di innovativi sistemi volontari di etichettatura nutrizionale è aumentare la consapevolezza del consumatore, spingendolo verso scelte alimentari sane, questo metodo potrebbe avere delle lacune, inducendolo anzi in errore e minando alcune filiere alimentari finora considerate di pregio.

Alcuni studi, infatti, hanno portato alla luce dati allarmanti: questo tipo di etichettatura a semaforo potrebbe penalizzare alcune tra le eccellenze alimentari (come, ad esempio, salumi e formaggi).

NUTRISCORE

Anche la Francia ha adottato una sua versione di etichettatura volontaria a semaforo, chiamata Nutriscore.

Questa etichettatura nutrizionale francese classifica i prodotti alimentari secondo una scala espressa da colori (Da verde scuro a rosso), ai quali sono associate le rispettive lettere (dalla A alla E).

nutriscore

Diversamente dall’etichettatura a semaforo britannica, in questo caso non viene attribuito un giudizio di colore alle sole componenti che possono avere riscontri negativi (grassi, grassi saturi, zuccheri e sale). In questo caso, infatti, l’alimento viene valutato nella sua interezza, attribuendo “punteggi” sia alle componenti “buone” sia a quelle “cattive”.

Tra i nutrienti considerati buoni, questo metodo considera:

  • Proteine,
  • Fibre
  • Presenza di ingredienti sani (frutta, verdura, legumi, frutta secca)

I fattori nutritivi cattivi sono quasi gli stessi dell’etichettatura a semaforo britannica:

  • Grassi saturi
  • Zuccheri semplici
  • Sale

Ogni fattore elencato sopra riceve un punteggio e la combinazione dei diversi punteggi definisce il Nutri-score.

LIMITI DEL METODO

Nonostante le molte critiche mosse negli anni nei confronti di questi strumenti, soprattutto dall’Italia, spesso accusati di penalizzare alcune delle eccellenze del nostro territorio, è necessario fare una precisazione.

Queste tipologie di etichettatura volontaria non devono sostituire la valutazione critica del consumatore.

La finalità del punteggio Nutriscore è valutare un dato prodotto all’interno della sua stessa categoria. Non avrebbe nessun senso paragonare uno yogurt a una pizza surgelata. Lo scopo è valutare quale sia la scelta migliore all’interno di uno stesso gruppo di prodotto come, ad esempio, quale pizza surgelata sia da preferire. Evidentemente, una pizza surgelata con le verdure otterrà una valutazione migliore rispetto a un’altra pizza surgelata condita con un extra-formaggio e un salume.

Anche se, in linea teorica, uno strumento come questo può essere una guida agli acquisti, nella pratica sono emersi diversi dubbi relativamente alla comprensione da parte del consumatore del metodo di attribuzione del punteggio. Sembra, infatti, più probabile che la lettura della valutazione venga fatta mettendo sullo stesso piano tutti gli alimenti.

Questo porterebbe a un’errata valutazione dei prodotti alimentari da parte dei consumatori, che potrebbero considerare alimenti trasformati e processati che hanno ottenuto un miglior punteggio nella propria categoria (es. Bibite gassate senza zuccheri, ma con edulcoranti) migliori di altri prodotti, di un’altra categoria, contenenti naturalmente zuccheri e grassi (es. yogurt alla frutta).

Un altro limite di questo metodo è che la valutazione non riporta dati specifici sui nutrienti, legati, per esempio, alle assunzioni medie di riferimento.

UN PROBLEMA DI FONDO

L’obiettivo finale, come dicevamo all’inizio, è aiutare i consumatori a fare scelte migliori e più consapevoli. Tuttavia, per far sì che l’etichettatura nutrizionale sia compresa e valutata per come deve essere, sarebbe meglio iniziare con l’informare i consumatori sul significato dei dati presenti sull’etichetta. Questo è, probabilmente, il primo passo per far sì che i consumatori migliorino il proprio stile di vita, sapendo quello che mangiano.

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