Epatite A: pubblicati i dati epidemiologici dell’ISS sulle epatiti virali del 2021

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i risultati dei dati epidemiologici al 31 dicembre 2021 dei diversi tipi di epatite virale in Italia

Pubblicati i dati dell’Istituto Superiore di Sanità sull’epidemiologia delle epatiti virali per l’anno 2021.

Le epatiti virali conosciute sono attualmente 5:

  • HAV, Epatite A;
  • HBV, Epatite B;
  • HCV, Epatite C;
  • HDV Epatite D (Delta);
  • HEV, Epatite E.

Le epatiti, come dice il nome, causano processi infiammatori acuti a carico del fegato. Possono essere diversi perché causati da virus diversi, distribuiti in parti del mondo diversi, e avere differente frequenza di infezione e malattia.

Le 5 epatiti virali conosciute non sono le uniche, poiché una percentuale di malattie infettive del fegato sono causati da agenti ignoti.

In Italia, le epatiti virali devono essere notificate dal medico in quanto parte della CLASSE SECONDA, Malattie rilevanti perché ad elevata frequenza e/o passibili di interventi di controllo del DM del 15.12.1990 “Sistema informativo delle malattie infettive e diffusive”.

Le epatiti elencate in questo decreto sono l’epatite A, B, NANB (C, D ed E) e le epatiti virali non specificate. Il documento dell’ISS prende in esame i dati di incidenza dei processi infiammatori legati alle diverse epatiti in Italia.

EPATITE A: pubblicati i dati epidemiologici dell’ISS sulle epatiti virali del 2021

EPATITE E in Italia

L’epatite E nei Paesi industrializzati si trasmette soprattutto per il consumo di alimenti contaminati, in particolare di carne di maiale o cinghiale. In altri Paesi, come alcune regioni dell’Asia, dell’Africa e del centro America, la trasmissione avviene tramite il consumo di acqua contaminata. È stata, per questo motivo, considerata solitamente come un’infezione tipica dei viaggiatori che si recavano nelle zone endemiche elencate prima e quindi il virus veniva ricercato solo in presenza del fattore di rischio. Tuttavia, il sistema di sorveglianza ha mostrato negli ultimi anni (escludendo quelli colpiti dalla pandemia di Covid-19) un incremento progressivo dei casi.

In particolare, un picco endemico del 2019 nelle regioni di Marche, Abruzzo e Lazio, legata al consumo di carni di maiale e cinghiale.

Il documento fornisce i tassi di incidenza anche per le altre epatiti. Per quanto riguarda le epatiti legate al consumo di alimenti, vediamo i dati riportati per l’epatite A.

EPATITE A

Anche l’epatite A è un’infezione epatica che può compromettere le funzioni del fegato. La malattia si contrae principalmente tramite l’ingestione di acqua o alimenti contaminati dal virus, o entrando in contatto con altre persone infette. Il virus si diffonde attraverso le feci quindi anche un minimo contatto porta al contagio. In Italia, le condizioni igieniche riducono il rischio di contagio, ma in alcuni Paesi l’epatite A risulta endemica.

I dati sull’epatite A mostrano un lieve incremento dell’incidenza rispetto all’anno 2020, nonostante si confermi la tendenza in diminuzione successivo al picco epidemico del biennio 2017/2018. I principali fattori di rischio sono legati al consumo di alimenti, quali:

  • molluschi crudi o poco cotti (41,4%);
  • frutti di bosco surgelati (23,7%).

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