PLASTICA RICICLATA NEI MOCA, FDA e LE CONTAMINAZIONI CHIMICHE

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Pubblicate le nuove linee guida FDA sulle potenziali contaminazioni chimiche legate all’utilizzo della plastica riciclata nel packaging per alimenti.

FDA ha pubblicato il documento aggiornato relativo alle considerazioni di carattere chimico legate all’uso di plastica riciclata nella produzione di packaging per alimenti. Lo scopo di tale documento non è prescrittivo ma vuole essere uno strumento d’aiuto per l’industria. Infatti, vuole evidenziare i potenziali pericoli chimici che, secondo FDA, il produttore deve valutare e tenere in considerazione nel valutare un processo di riciclo di un materiale plastico per la produzione di un packaging destinato al contatto con gli alimenti.

Il problema, infatti, nasce dalla possibilità che sostanze chimiche contenute nel packaging plastico per alimenti possa permanere nella plastica riciclata e, successivamente, migrare nell’alimento con il quale entra in contatto.

Il documento, come accennato sopra, non è prescrittivo e non stabilisce responsabilità legali, ma deve essere valutato come raccomandazione. Inoltre, non affronta problematiche legate a questioni microbiologiche o di integrità strutturale dei materiali.

MATERIALI PER IL RICICLO NEL SETTORE PACKAGING

La plastica, come sappiamo, non è l’unico materiale idoneo per il riciclo. Tra gli altri materiali idonei al riciclo per utilizzo a contatto con gli alimenti, infatti, troviamo vetro, acciaio, alluminio e carta.

Per quanto riguarda il vetro e i metalli, la contaminazione da utilizzo post-consumo non rappresenta una preoccupazione rilevante, poiché questi materiali risultano difficilmente contaminati e le temperature alle quali vengono sottoposti durante il riciclo risultano essere sufficienti per le operazioni di pulizia.

Per quanto riguarda la carta e il cartone, la fibra rigenerata può essere utilizzata per gli articoli destinati al contatto con gli alimenti qualora conformi ai requisiti del CFR, Title 21 §176.260Pulp from reclaimed fiber.

RESPONSABILITA’ DEI PRODUTTORI

I produttori devono assicurare che i materiali riciclati siano sufficientemente puri per il loro utilizzo e che siano conformi, esattamente come i materiali vergini, ai requisiti e alle specifiche esistenti.

Esistono diverse metodologie per il riciclo dei materiali plastici, ognuno dei quali presenta diversi potenziali problemi relativi ai contaminanti chimici che possono presentarsi nel materiale post-consumo.

DOCUMENTO FDA

Il documento pubblicato da FDA si divide in tre parti principali:

  • Nella prima parte il documento presenta le diverse tipologie di riciclo del materiale plastico e, di conseguenza, tutti i pericoli associati ad ogni tipologia di riciclo.
  • La seconda parte descrive un approccio raccomandato per stimare il livello massimo di un contaminante chimico nel materiale riciclato che risulterebbe in un EDI (estimated daily intake, assunzione giornaliera stimata) che non superi i 1,5 mg/persona/gg (o, per meglio dire, 0,5 ppb), intesi come il livello di rischio che FDA considera essere trascurabile per la migrazione di un contaminante da materiale plastico riciclato.
  • Infine, nella terza parte. la guida raccomanda un protocollo di sviluppo dei dati chimici, tale da poter stimare e valutare l’adeguatezza di un processo di riciclo per rimuovere i contaminanti chimici.

CONCLUSIONI E MODIFICHE DEL DOCUMENTO

Il documento ha apportato alcune modifiche al precedente, risalente al 1992.

Riassumiamo, infine, le principali modifiche sono:

  • Abbassamento del limite della concentrazione della dieta da 1 ppb a 0,5 ppb, che FDA considera come rischio trascurabile per un contaminante che migra dalla plastica riciclata
  • Aumento delle opzioni raccomandate per sostituire i contaminanti da usare durante le valutazioni dei processi di riciclo
  • Eliminazione della raccomandazione di includere un metallo pesante come contaminante usato nella valutazione del processo di riciclo per il polietilene tereftalato (PET)
  • Raccomandazioni per affrontare il riciclaggio secondario della plastica per i casi in cui i contenitori di plastica da applicazioni non a contatto con gli alimenti sono inclusi nelle materie prime post consumo
  • Eliminazione delle raccomandazioni sulla necessità di inviare dati per i processi di riciclo terziario per i materiali PET e PEN (polietilene naftalato)
  • Raccomandazione dell’utilizzo di 0,05 come fattore di consumo standard per l’utilizzo di plastica riciclata destinata al contatto con gli alimenti

PROCESSI DI RICICLO

Abbiamo finora parlato di processi di riciclo e plastica riciclata, ma sarebbe meglio definire con maggiore dettaglio quali sono e quali pericoli porta la scelta di un processo rispetto a un altro

I diversi approcci al riciclo dei materiali da imballaggio in plastica possono essere categorizzati in tre diversi processi.

RICICLO PRIMARIO, o scarti pre-consumo

Il riciclo primario si riferisce all’utilizzo di scarti industriali prima dell’utilizzo, prodotti, cioè, durante la produzione dei materiali destinati al contatto alimentare e non ci si aspetta che questi scarti, una volta utilizzati nella produzione di un nuovo packaging, apportino pericoli per il consumatore, se rispettate le buone pratiche di fabbricazione

Tuttavia, i produttori devono porre particolare attenzione nel caso in cui gli scarti vengano forniti da diversi produttori, poiché è necessario valutare se eventuali additivi e/o coadiuvanti tecnologici che possono essere aggiunti al packaging sono conformi alle specifiche approvate esistenti.

RICICLO SECONDARIO, o rilavorazione fisica

Il riciclo secondario prevede fasi di macinazione, fusione e riformazione dei materiali da imballaggio plastici. Il polimero di base non viene modificato o alterato durante il processo.

Prima della fase di fusione dei fiocchi o granuli, questi vengono lavati per rimuovere i contaminanti. La dimensione del granulo può influenzare l’efficacia del lavaggio.

Anche durante le fasi di fusione e riformazione del materiale, i diversi materiali possono richiedere diverse condizioni di lavorazione, che possono influire sui livelli di contaminazione.

Quello che le aziende che riciclano devono essere capaci di dimostrare è che la quantità di contaminanti presenti nella plastica riformata sono stati sufficientemente ridotti a livelli tali da garantire che il packaging risultante sia idoneo per l’uso previsto. Per ottenere un polimero che abbia le giuste caratteristiche e qualità potrebbe essere necessario aggiungere sostanze quali antiossidanti e coadiuvanti tecnologici. La somma totale e la tipologia di tali sostanze devono essere conformi ai requisiti legislativi e alle autorizzazioni. Inoltre, la combinazione tra eventuali sostanze aggiunte e quelle preesistenti potrebbe portare alla formazione di sostanze terze non autorizzate.

I produttori devono fare attenzione anche al rischio di miscelazione di plastiche MOCA e non MOCA.

RICICLO TERZIARIO, o rilavorazione chimica

L’obiettivo finale di questo tipo di riciclo è la rigenerazione di materiale di partenza purificato. Questo avviene attraverso lavorazioni chimiche che possono includere la depolimerizzazione del packaging utilizzato con conseguente rigenerazione e purificazione dei monomeri risultanti.

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