RACCOMANDAZIONE 2022/1431, PARLIAMO ANCORA DI PFAS

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Pubblicata la raccomandazione 2022/1431 relativa al monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche o PFAS negli alimenti.

Le sostanze perfluoroalchiliche, o PFAS, sono composti organici prodotti dall’uomo, protagonisti di molteplici utilizzi industriali.

Proprio a causa di questo loro utilizzo massivo, assistiamo attualmente a un’ampia contaminazione ambientale. La contaminazione riguarda anche gli alimenti, a causa principalmente del fenomeno del bioaccumulo nelle catene alimentari, nonché all’utilizzo di materiali che possono essere entrati in contatto con alimenti contenti PFAS.

Secondo i dati raccolti, i principali PFAS riscontrati negli alimenti e negli umani sono l’acido perfluoroottansulfonico (PFOS) e l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e i loro Sali.

Dopo numerosi studi sull’argomento e molteplici dati raccolti, l’EFSA ha aggiornato la valutazione dei rischi di PFAS, estendendola ad altri due: l’acido perfluorononanoico (PFNA) e l’acido perfluoroesansulfonico (PFHxS). Lo studio aveva concluso che alcune fasce di popolazione superano le dosi settimanali tollerabili.

Come avevamo già visto in un articolo precedente, i PFAS sono anche chiamate sostanze chimiche perenni o “Forever chemicals” dal momento che non riescono a degradarsi completamente nell’ambiente.

Riportiamo gli approfondimenti già pubblicati sull’argomento.

PFAS: COSA SONO E PROPOSTA EFSA PER L’ABBASSAMENTO DEL LIMITE

OPINIONE EFSA SULL’ESPOSIZIONE DI GRUPPO E NUOVO LIMITE

PFAS, IL CASO CALIFORNIA

LE PFAS E GLI ALIMENTI DI ORIGINE ANIMALE

La raccomandazione 2022/1431 riporta alcune premesse. Tra queste, identifica tra le principali fonti alimentari di contaminazione da PFAS gli alimenti di origine animale.

Infatti, EFSA ha concluso che vi è trasferimento di PFAS dai mangimi agli alimenti di origine animale, così come dal suolo e dall’acqua ingeriti dagli animali stessi.

Per gli alimenti di origine animale, quindi, sarebbe opportuno che i laboratori analizzassero anche le PFAS eventualmente presenti nei mangimi. Tuttavia, solo un numero ristretto di laboratori è in grado, attualmente, di analizzare le PFAS nei mangimi, ed è il laboratorio europeo di riferimento per gli inquinanti organici persistenti alogenati nei mangimi e negli alimenti che provvede ad aiutare e formare i laboratori affinché sviluppino queste analisi.

La raccomandazione riporta anche i riferimenti del regolamento appena pubblicato, il Regolamento di esecuzione (UE) 2022/1428 della Commissione del 24 agosto 2022 che stabilisce metodi di campionamento e di analisi per il controllo delle sostanze perfluoroalchiliche in alcuni prodotti alimentari , per garantire la rappresentatività dei campioni.

TESTO DELLA RACCOMANDAZIONE

La raccomandazione 2022/1431 invita gli Stati Membri a monitorare la presenza di diverse categorie di PFAS, nello specifico i punti seguenti.

Gli Stati membri dovranno monitorare la presenza di PFAS nel quadriennio 2022, 2023, 2024, 2025.

Dovrebbero considerare le seguenti categorie di PFAS:

  • I 4 PFAS che devono essere analizzati per rilevarne l’eventuale presenza negli alimenti
    1. acido perfluoroottansulfonico (PFOS);
    2. acido perfluoroottanoico (PFOA);
    3. acido perfluorononanoico (PFNA);
    4. acido perfluoroesansulfonico (PFHxS).
  • Altri PFAS, simili ai 4 sopra definiti, che contengono però una catena alchilica diversa e che possono essere riscontrati nell’acqua potabile, negli alimenti e/o nel siero umano (es. acido perfluorododecanoico (PFDoDA); acido perfluorononansulfonico (PFNS), ecc.)
  • PFAS emergenti da tenere in considerazione, come, ad esempio, acido 2,3,3,3-tetrafluor-2-(eptafluorpropossi)-propanoico (forma acida di GenX); idrossido di N,N-dimetil-N-ossido-3-[[(3,3,4,4,5,5,6,6,7,7,8,8,8-tridecafluoroottil)sulfonil]ammino]- 1-propanamminio (Capstone A) oppure alcoli e solfonati di fluorotelomeri.

Inoltre, chiede che il monitoraggio comprenda una serie di prodotti alimentari che rappresentino le abitudini dei consumatori, tra cui: frutta, ortaggi, radici e tuberi amilacei, alghe marine, cereali, frutta a guscio, semi oleosi, alimenti destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia, alimenti di origine animale, bevande analcoliche, vino e birra.

Di questi prodotti, gli Stati membri dovrebbero raccogliere dati per le diverse tipologie di produzione (es. biologico) o diverse caratteristiche dei prodotti (animali allevati all’aperto o al chiuso, funghi selvatici e coltivati, ecc.)

ANALISI E LIMITI

Al punto 4, chiede che gli Stati membri che ne hanno le capacità analizzino le PFAS nei mangimi, mentre quelli che non dispongono ancora di tali capacità analitiche dovrebbero convalidare i metodi analitici per individuare i PFAS.

Indica infine i limiti di quantificazione dei metodi analitici e i livelli indicativi superati i quali dovrebbero essere attivate ulteriori indagini sulle cause di contaminazione.

Infine, i dati di monitoraggio dovrebbero essere forniti regolarmente all’Autorità, per poter compilare e gestire le informazioni in un’unica banca dati.

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