Executive Summary
Il 22 luglio 2026 l’EFSA ha pubblicato un nuovo report scientifico che riduce la dose giornaliera accettabile (ADI) dell’acido trifluoroacetico (TFA) da 0,05 a 0,014 mg/kg di peso corporeo/giorno (-3,5 volte) e introduce per la prima volta una dose acuta di riferimento (ARfD) di 0,07 mg/kg di peso corporeo. Il TFA, metabolita ultracorto dei PFAS generato dalla degradazione di pesticidi e gas refrigeranti, è già presente in modo diffuso in acqua, frutta, verdura, vino e tè: la revisione al ribasso rischia di rendere non conformi residui finora considerati sicuri, con effetti a cascata sui limiti di fitosanitari, acque destinate al consumo umano e piani HACCP. Le aziende del settore food dovrebbero verificare i limiti e aggiornare, se necessario, l’analisi dei pericoli chimici e il monitoraggio dei fornitori.

Analisi Tecnica e Impatto Operativo
Il TFA è il prodotto di degradazione finale di numerosi PFAS, inclusi principi attivi fitosanitari fluorurati e gas refrigeranti HFO/HFC di nuova generazione. A differenza dei PFAS a catena lunga, il TFA è estremamente mobile e persistente in acqua, e si accumula in concentrazioni di ordini di grandezza superiori rispetto agli altri PFAS regolamentati: è già rilevato in acque superficiali, acque potabili, vino, tè e prodotti ortofrutticoli in tutta Europa.
La nuova valutazione EFSA si fonda su evidenze di alterazione dei livelli di tiroxina (ormone tiroideo), che hanno portato il panel a rivedere sia il valore cronico (ADI) sia, per la prima volta, un valore acuto (ARfD). La riduzione di 3,5 volte dell’ADI significa che residui di TFA finora considerati ampiamente entro soglia potrebbero ora avvicinarsi o superare il nuovo margine di sicurezza, soprattutto per popolazioni a maggior consumo relativo (bambini, forti consumatori di frutta/verdura o acqua imbottigliata).
Sul piano operativo, l’impatto si concentra su tre fronti:
- I produttori di fitofarmaci e le filiere agricole dovranno attendersi una revisione dei LMR ai sensi del Reg. 396/2005 per le sostanze attive che generano TFA come metabolita, con possibili nuove restrizioni o revoche.
- Gli operatori dell’acqua minerale e delle bevande dovranno monitorare l’evoluzione della Direttiva 2020/2184, che potrebbe introdurre un parametro dedicato ai PFAS ultracorti.
- Le aziende alimentari che utilizzano acqua di processo o materie prime vegetali dovranno aggiornare la valutazione del rischio chimico, poiché il TFA è a oggi un pericolo non sempre esplicitamente considerato nei piani HACCP.
Correlazione con gli Standard di Certificazione
Gli schemi GFSI (BRCGS Food Safety Issue 9, IFS Food versione 8, FSSC 22000) richiedono esplicitamente un sistema di regulatory intelligence e l’aggiornamento continuo dell’analisi dei pericoli in funzione di nuove evidenze scientifiche e normative. La revisione EFSA sul TFA rientra a pieno titolo tra gli input che un sistema di gestione certificato deve intercettare: BRCGS (clausola sui requisiti legali e sull’aggiornamento del piano di sicurezza alimentare) e IFS (requisito su fonti di approvvigionamento idrico e monitoraggio contaminanti) impongono la dimostrazione documentale di aver valutato il nuovo pericolo chimico.
Con l’ingresso in vigore di FSSC 22000 versione 7 (pubblicata il 1° maggio 2026, allineata a GFSI 2024 e alla nuova serie di prerequisiti ISO 22002-x:2025), la sorveglianza su contaminanti chimici emergenti come il TFA diventa parte integrante dei prerequisiti riesaminati, in particolare quelli su gestione dell’acqua e controllo dei fornitori di materie prime agricole. Anche la ISO 22000, attraverso l’approccio risk-based, richiede che il riesame periodico dell’analisi HACCP tenga conto di nuovi limiti tossicologici pubblicati da autorità come l’EFSA.



