MOCA contenenti bambù, discussione del gruppo di lavoro

Riassunto delle discussioni degli esperti sui MOCA sull'utilizzo di bambù o altri costituenti simili per la produzione di materiali plastici destinati al contatto con gli alimenti

RIASSUNTO DELLA DISCUSSIONE

Sono sempre di più i materiali plastici destinati al contatto con gli alimenti, composti in parte, o addizionati di sostanze “naturali”, come il bambù.

Il gruppo di lavoro sui Materiali a Contatto con gli alimenti ha iniziato una discussione proprio su questo argomento, con lo scopo di valutare se la produzione e la vendita di questi prodotti è corretta e regolamentata. Tale discussione non rappresenta una posizione ufficiale della Commissione Europea, ma ha lo scopo di evidenziarne i potenziali rischi per successivi studi e valutazioni.

A causa dell’attenzione sempre maggiore nei confronti dell’ambiente, alcuni consumatori sono alla ricerca di materiali eco-sostenibili, biodegradabili e naturali come prodotti a contatto con gli alimenti. Questa necessità ha portato alcune aziende ad adeguarsi a questo nuovo trend, non sempre nel rispetto delle regole.

Alcune ricerche hanno portato alla luce la presenza sul mercato di alcuni di questi prodotti, etichettati come “riciclabili”, “naturali”. In realtà si tratta di prodotti plastici addizionati di sostanze e/o fibre riconducibili a materiali naturali, quali il bambù o sostanze simili. Questi materiali, infatti, vengono spesso utilizzati con funzione di filler o come altri additivi.

LA NORMATIVA APPLICABILE

Durante la discussione è emerso che il Regolamento CE 1935/2004 riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari richiede che:

  1. L’etichettatura, la pubblicità e la presentazione di un materiale o di un oggetto non deve fuorviare i consumatori.

Qualora il prodotto in sé sia composto di base da melammina o altri materiali plastici e il bambù risulti essere solo un componente aggiuntivo, è necessario che l’etichettatura del prodotto stesso rifletta l’effettiva composizione. Eventuali etichette commerciali che facciano trasparire o immaginare l’assenza di plastica nel prodotto finito sarebbero da considerare fuorvianti e non conformi alla legislazione.

L’utilizzo di materiali naturali per sostituire in parte o del tutto la plastica deve essere monitorata dalle Autorità, in modo da non causare problemi di sicurezza alimentare e danni ai consumatori.

LE CONTROVERSIE E LE ALLERTE

Solo nell’ultimo anno sono state ben 35 le allerte notificate per migrazione di melammina e/o formaldeide da utensili in bambù in quantità superiori al limite di migrazione specifico (LMS) identificato. La migrazione di tali sostanze indica che la produzione non ha rispettato i limiti imposti dalla legislazione e, in particolare, dal Regolamento UE 10/2011.

Il prodotto a base plastica con aggiunta di additivi di altra natura rientra nel campo di applicazione del regolamento appena citato, il quale definisce l’elenco delle sostanze autorizzate come additivi in prodotti plastici. Secondo questo regolamento, tutti gli additivi aggiunti devono essere presenti nell’elenco dell’Unione, una lista di sostanze autorizzate ed elencate all’allegato I del reg. UE 10/2011.

Affinché il bambù possa essere utilizzato quale additivo, è necessaria l’autorizzazione in conformità all’art. 9 del reg. 1935/2004, autorizzazione che, ad oggi, non è stata emessa.

Come avevamo già affrontato in un articolo precedente, l’autorizzazione riguarda farine e fibre del legno non trattate.

Il gruppo di esperti ha fatto notare che il bambù fa parte della famiglia delle Poacee e possiede caratteristiche diverse.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Gli esperti e le autorità dovranno eseguire ulteriori studi in materia e una valutazione del rischio aggiornata, per comprendere la gestione del bambù come additivo per i materiali plastici.

I produttori e gli importatori di prodotti plastici contenenti questi additivi, dal canto loro, potrebbero non aver considerato questi prodotti come plastica, per errore o per mancate conoscenze del settore. Di conseguenza potrebbero aver introdotto o star introducendo prodotti che non rispondono ai requisiti legislativi cogenti in materia e, ancor più grave, che potrebbero causare danni ai consumatori (es. migrazioni superiori ai limiti).

Anche l’utilizzo finale degli stessi prodotti è un aspetto da considerare, specialmente nel caso in cui siano destinati a entrare in contatto con alimenti grassi, acidi o caldi, per i quali sarà necessario eseguire apposite analisi.

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